La solidarietà è un “vizio” per i solitari. Gaetano Mura sul naufragio di Stephanie Alrane.

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9image_news.phpSolitario è bello, ma a volte anche pericoloso e drammatico, come ci ha recentemente dimostrato l’esperienza di Matteo Miceli, naufragato in pieno Atlantico mentre aveva compiuto gran parte del suo giro del mondo e si accingeva a dirigersi verso le coste dell’Africa per poi passare Gibilterra e rientrare in Mediterraneo. Verso il porto di casa, Riva di Traiano, per partecipare, subito dopo, alla seconda edizione della Roma per 1.
Ma se per lui la solidarietà non è certo mancata, non è mancata nemmeno per un altro naufragio, molto più casalingo, perché avvenuto in Mediterraneo, in acque sarde e che ha visto protagonista una giovane velista francese, Stephanie Alrane, che stava facendo le sue miglia di qualificazione per poter partecipare alla Mini Transat, la traversata oceanica che va dalla Francia alle Guadalupa, in programma il prossimo settembre.
Stephanie è stata soccorsa due giorni fa, a cinque miglia da Sant’Antioco, alla deriva per un guasto al pilota, e portata in salvo lasciando il suo Mini6.50 a suo destino, impossibile da frenare visto il fortissimo maestrale che soffiava sulla zona.
Tutta la Sardegna della vela si è mobilitata per lei, ed in primis Gaetano Mura, anche lui solitario, e in procinto di provare per la prima volta l’emozione dell’unica corsa in solitario italiana, la Roma per 1, che partirà il prossimo 12 aprile da Riva di Traiano. “Tra i ministi, tra i solitari – ci dice Gaetano Mura – c’è una grande solidarietà. E’ una classe con alto spirito di fratellanza. Quando ho avuto dei problemi in Spagna l’amica e velista Anna Corbella – impegnata quest’anno con la Barcellona World Race e che ha partecipato con me alla Mini Transat del 2009 – ha fatto di tutto per aiutarmi, si è fatta in quattro. Quando l’ho ringraziata ha risposto che la gente della Mini Transat era la sua famiglia. Ma al di là di ogni considerazione tra noi c’è grande solidarietà ed è normale tra i navigatori darsi una mano a vicenda. E così abbiamo fatto con Stephanie, aiutandola e trovandole subito un posto in cui stare per farla sentire un po’ meglio, visto sia lo stress del naufragio sia la possibilità che il suo sogno si possa infrangere con la perdita della sua barca.E poi diciamoci la verità: per noi solitari la solidarietà è un po’ un vizio” Barca che il tracking acceso a bordo ora segnala nel mare davanti Algeri. Cosa vuole fare ora Stephanie? “Voglio andare a riprenderla. Immediatamente. Non ho avuto paura, ma per me la barca è come un figlio e questo era un progetto cui tenevo molto.”. Sembra di sentire Matteo Miceli. E così il cerchio si chiude. Solitari si nasce. Cocciuti magari si diventa con la pratica. Buon vento ad entrambi e che il vostro sogno si avveri.

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