PROGESUB: TECNOLOGIA ITALIANA PER IL RECUPERO DELLA BARCA DI MATTEO MICELI

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10image_news.phpAlessandro Farassino: “Abbiamo messo a disposizione di Matteo il nostro Diving Supervisor Paolo Sperduti, che è con lui per la parte subacquea del recupero”
Il recupero del Class 40 di Matteo Miceli naufragato in Atlantico a causa della perdita della chiglia non sarà un’operazione semplice. Non si tratta solo del traino di un relitto, ma di riuscire a riportare lo scafo indietro nelle migliori condizioni possibili.
Lo scafo è girato e, alle rilevazioni satellitari, presenta un’ombra più lunga della barca stessa, segnale, questo, che l’albero, che pure non aveva subito danni nel rovesciamento, presumibilmente si è staccato dalla sua sede ed è ancora insieme alla barca perché trattenuto dal sartiame.
Una parte di lavoro, quello subacqueo, molto importante e decisivo per la buona riuscita dell’impresa è stata presa in carico dalla Progesub di Alessandro Farassino, che è tra l’altro il Presidente del Circolo Nautico Riva di Traiano, base effettiva del solitario italiano.
“C’è probabilmente un gran lavoro subacqueo da fare e per questo ho messo a disposizione un uomo della mia struttura per aiutare Matteo. Certe operazioni non si improvvisano, e loro avevano assoluta necessità di avere anche un sommozzatore professionista a bordo. D’altronde, sdrammatizzando un po’, anche il Circolo ha bisogno che Matteo rientri per la Roma per 2. Senza di lui mancherebbe davvero qualcosa”.
A chi è affidato il compito di supportare Matteo?
“A terra hanno studiato tutta la fase del recupero, come dovrà essere condotto e cosa dovrebbe servire; insieme a Matteo infatti, oltre a velisti professionisti, c’è Paolo Di Girolamo ingegnere della Modimar di altissima professionalità e professore di Idraulica alla Sapienza di Roma. Oltre a loro, in mare ci sarà Paolo Sperduti, che è il Diving Supervisor della Progesub, subacqueo di grande esperienza che effettuerà le operazioni in acqua”.
Come avverrà il recupero?
“Innanzitutto si dovrà provvedere a staccare tutto ciò che tiene ancora insieme l’albero, vele e sartiame, e possibilmente recuperarlo. Poi la barca dovrà essere girata, sicuramente la fase più critica, svuotata per rimetterla in assetto, e tenuta in linea di galleggiamento probabilmente con l’impiego dei suoi ballast e con dei “siluri” gonfiabili, perché non va dimenticato che la chiglia non c’è più. Poi ECO 40 potrà essere trainata e/o affiancata a “pacchetto” alla barca appoggio (cosa che, se fattibile, consentirebbe una migliore manovrabilità)”.
La Progesub effettua normalmente questo tipo di operazioni di recupero?
“Normalmente no. Siamo specializzati nelle grandi opere subacquee, porti, dighe, piattaforme offshore. Siamo forse una delle tante piccole eccellenze tecnologiche italiane che pochi, almeno in Italia, conoscono, ma che all’estero apprezzano per la creatività e la professionalità. Ma in questo caso ci siamo impegnati, ovviamente a titolo di amicizia per Matteo Miceli, proprio perché un’altra eccellenza tutta italiana, il Class 40 di Matteo, non vada perduto. Per lui è stata studiata una piccola soluzione su misura. In fondo lo sappiamo che le soluzioni italiane sono sempre creative e quasi sartoriali. Siamo un po’ tutti Giorgio Armani”.

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